IA

Lecco, 5 ottobre 2026 – Dare alle imprese artigiane più spazio per svilupparsi, senza costringerle a scegliere tra nuove assunzioni e mantenimento della propria qualifica. Confartigianato Imprese Lecco sostiene la proposta di riforma della legge quadro sull’artigianato: un aggiornamento atteso da 40 anni per accompagnare l’evoluzione delle attività e rimuovere i vincoli che rischiano di frenarne la crescita. Un tema che riguarda da vicino il Lecchese, dove imprese artigiane e industria contribuiscono alle stesse filiere, mettendo in comune competenze, tecnologie e capacità produttive.

“Chiediamo alle imprese di essere più competitive, di investire e di creare occupazione. Dobbiamo quindi consentire loro di farlo senza penalizzarle quando crescono – dichiara Davide Riva, presidente di Confartigianato Imprese Lecco –. La natura artigiana di un’attività non si misura soltanto dal numero dei dipendenti. Si riconosce nel ruolo dell’imprenditore, nelle competenze delle persone, nella qualità delle lavorazioni e nella capacità di rispondere a esigenze anche molto complesse in modo “sartoriale”. Assumere nuovi collaboratori e strutturarsi meglio può rafforzare queste caratteristiche”.

La revisione della legge del 1985 punta ad adeguare la disciplina a un sistema produttivo profondamente cambiato. Le imprese artigiane oggi utilizzano macchinari sofisticati, adottano strumenti digitali e intelligenza artificiale, investono nella transizione energetica e operare sui mercati internazionali. La crescita organizzativa e tecnologica si accompagna dunque al mantenimento di quel patrimonio di saperi, responsabilità e relazioni che ne caratterizza l’identità.

Nel territorio lecchese questa evoluzione si intreccia con il rapporto tra artigianato e industria, particolarmente significativo nella meccanica, nella lavorazione dei metalli e nelle attività di fornitura e impiantistica. Un rapporto nel quale la specializzazione delle piccole imprese contribuisce alla capacità delle filiere di realizzare prodotti, sviluppare soluzioni e rispondere alle richieste dei clienti.

“Nel Lecchese il legame tra piccole imprese e industria è parte della nostra cultura produttiva – prosegue Riva –. Dietro un componente, una lavorazione o un impianto ci sono spesso competenze artigiane che contribuiscono alla qualità del risultato finale. Sono imprese abituate a sperimentare, adattare e risolvere problemi. Se acquisiscono nuove commesse e hanno bisogno di assumere, la legge deve accompagnarle. Il loro sviluppo può dare più forza all’intera filiera”.

Per Confartigianato, il confronto sulla riforma deve partire dai contenuti della proposta. L’aggiornamento dei limiti dimensionali riguarderebbe le imprese già artigiane che crescono, mantenendo soglie differenziate in base all’attività svolta. Secondo la scheda di analisi della riforma, soltanto il settore artistico e tradizionale arriverebbe al limite di 49 dipendenti, compresi gli apprendisti. Non si configura quindi un innalzamento indistinto delle soglie per tutte le attività, né una riclassificazione generalizzata delle imprese industriali.

La proposta prevede inoltre l’obbligo di iscrizione all’Albo solo per le imprese in possesso dei requisiti. Sul fronte previdenziale, una clausola di neutralità stabilisce che, una volta superati gli attuali limiti dimensionali, venga applicata ai dipendenti la stessa contribuzione prevista per le imprese industriali di dimensione corrispondente, continuando a garantire la tutela dei diritti dei lavoratori. La qualifica artigiana resta inoltre distinta dal piano contrattuale e non determina automaticamente il contratto collettivo applicato.

“La parità delle condizioni di concorrenza è un principio che condividiamo – sottolinea ancora il presidente di Confartigianato Lecco –. La proposta va valutata per ciò che prevede, senza attribuirle vantaggi contributivi o automatismi contrattuali che non contiene. Il suo obiettivo è permettere a un’impresa artigiana di svilupparsi mantenendo la propria qualifica, nel rispetto delle regole e delle tutele dei lavoratori”.

La riforma può anche contribuire a superare la contraddizione tra l’invito rivolto alle piccole imprese a diventare più strutturate e il rischio che proprio la crescita comporti la perdita della qualifica artigiana. Rimuovere questo ostacolo significa consentire agli imprenditori di programmare investimenti e assunzioni in funzione delle esigenze produttive e delle opportunità di mercato.

“Un imprenditore deve poter decidere di assumere perché ha lavoro, di investire perché vede una prospettiva e di ampliare la propria organizzazione perché vuole affrontare nuove sfide – conclude Riva –. Il punto è creare condizioni favorevoli allo sviluppo delle imprese. Nel Lecchese tutelare il saper fare e accompagnarne la crescita sono due obiettivi che procedono insieme: significano valorizzare le persone, trasmettere competenze alle nuove generazioni e rafforzare il futuro produttivo del territorio”.